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Daria Chiappe 2 novembre 2014
Dopo posizioni di prestigio occupate dal ristorante Su Gologone di Oliena all’interno della classifica stilata dalla guida de l'Espresso negli anni passati, stavolta il locale scivola all’undicesimo posto, scontrandosi con gli ultimi riconoscimenti ottenuti e i giudizi dei visitatori
L’Espresso e l’inafferrata sardità di Su Gologone


NUORO – È da poco uscita la "Guida dell’Espresso 2015", con all’interno la classifica dei migliori ristoranti d’Italia, tra cui molti sardi, che per punteggio e valutazione ricevuti hanno destato però parecchio stupore. A riconoscerlo, esperti culinari, buongustai o semplici girovaghi, che hanno sentito la necessità di esprimere la propria contrarietà nei confronti di giudizi poco lodevoli.

A tal proposito, a meravigliare è la votazione di 14/20 assegnata al ristorante Su Gologone di Oliena, da sempre considerato un’attrazione dai turisti dell’Isola, che sui maggiori portali web, quali Tripadvisor o Booking lo descrivono come una struttura eccellente, e dai numerosi sardi che nei suoi sapori, nei suoi odori e nel suo paesaggio riconoscono sé stessi e le proprie tradizioni.

Non a caso, grazie alle conferme dei numerosi visitatori, la struttura di Su Gologone, nata negli anni sessanta in una valle del territorio di Oliena circondata dal Supramonte e bagnata dal fiume Cedrino, ha potuto trasformarsi nel tempo, da semplice punto ristoro con qualche camera per il pernottamento, in un ammirevole albergo da circa settanta stanze e in un ristorante pregiato. Una evoluzione questa ottenuta però anche per mezzo della passione, della determinazione, dell’amore e dell’attaccamento alla sua terra di Pasqua Palimodde, fondatrice e proprietaria di uno stabile che custodisce i suoi saperi e la sua anima, insieme a quelli di una Sardegna intera.

Sì, perché Su Gologone, oltre ad essere una struttura meravigliosa in cui soggiornare o pranzare, per i suoi comfort, la bontà dei suoi piatti, l’originale architettura fatta di innumerevoli terrazze tra le montagne, di cantine e angoli da scoprire, è anche un luogo da visitare. Caratterizzato infatti da molteplici casette, al punto di dare vita ad un piccolo borgo, esso contiene al suo interno un notevole patrimonio artistico, esposto e mostrato, costituito da quadri, artigianato, reperti, fotografie e storie di Sardegna, che fanno di quel posto un museo, una vetrina o ancor meglio un veicolo della sardità.

Una sardità raccontata ai visitatori attraverso il paesaggio, quello della Barbagia e della Sardegna più vera, l’atmosfera e le cose; ma anche attraverso la cucina, altamente osservatrice delle tecniche più antiche. Padroni della tavola sono infatti il vino Cannonau di Sardegna, il pane frattau, i culurgiones e il porcetto allo spiedo, cotto nel grande camino del ristorante, sempre rigorosamente acceso. Il tutto accompagnato da un raro servizio, fatto di tovaglie di lino, di sottopiatti in rame, di calorosità e del valore aggiunto della bellezza degli ambienti.

Un mix insomma di ingredienti vincenti, che rende difficile accettare l’undicesima posizione assegnata a Su Gologone dalla guida dell’Espresso. Una decisone questa però che pare non sconcertare, toccare o offendere signora Pasqua: una donna fin troppo fiera e orgogliosa dell’”impero” che da sola ha costruito partendo unicamente dalle sue radici, costantemente lodato da locali e forestieri, come dimostra una parete piena di riconoscimenti e premi. Tra questi, oltre a quelli sulla cucina accumulati negli anni, ai quali presto se ne aggiungerà un altro di grande prestigio, compaiono quelli sull’architettura, come l’“Architettura Sardegna 2013”, conferitogli dagli architetti, paesaggisti, pianificatori e conservatori della Sardegna.

Tutte conferme queste che portano Pasqua Palimodde a dichiarare: «Non mi sento di dire niente riguardo alla classifica dell’Espresso. Io ricevo complimenti e riconoscimenti ogni giorno da visitatori che arrivano qui da tutte le parti del mondo. Ma quelli che più mi commuovono sono quelli dei sardi, perché ciò che ho costruito l’ho fatto per onorare la mia terra. Chi non riesce a capire tutto questo, a cogliere la passione che metto nel mio lavoro, è libero di esprimerlo». Nient’altro che parole semplici, ricche però della saggezza e della serenità di chi ha realizzato i propri progetti ed è sazio del successo ottenuto. Una serenità stimolante, piacevole e confortante che spinge a guardarsi attorno e ad accorgersi improvvisamente di quanto le pareti di Su Gologone siano effettivamente piene.

Nella foto: un ambiente di Su Gologone
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