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Red 2 febbraio 2018
E´ stata inaugurata lunedì, in occasione del debutto dello spettacolo “Rosmersholm”, prodotto dal Teatro Franco Parenti, la mostra di Federica Fracassi e Valentina Tamborra: “Nient’altro che finzioni. Viaggio immaginario sulle tracce di Ibsen”. La mostra, aperta fino a domenica 18 febbraio, si inserisce nel “Percorso Ibsen: da Rosmersholm a Peer Gynt”
NonostanteMarras: un viaggio tra le foto


ALGHERO - E' stata inaugurata lunedì, nello spazio NonostanteMarras, a Milano, in occasione del debutto dello spettacolo “Rosmersholm”, prodotto dal Teatro Franco Parenti, la mostra di Federica Fracassi e Valentina Tamborra: “Nient’altro che finzioni. Viaggio immaginario sulle tracce di Ibsen”. La mostra, aperta fino a domenica 18 febbraio, si inserisce nel “Percorso Ibsen: da Rosmersholm a Peer Gynt”. Lo spunto del 150esimo anno dalla nascita di Peer Gynt è alla base della mostra, che, in una sorta di foto-romanzo, miscela ambientazioni nordiche, echi della Norvegia e suggestioni teatrali, in un continuo alternarsi di piani d’invenzione e realtà, persone reali e personaggi di fantasia, tempi e spazi.

In mostra, trenta scatti realizzati da Valentina Tamborra, che accompagnano il diario di bordo vergato da Federica Fracassi e che ripercorrono il loro viaggio, in auto ed in traghetto, attraverso le lande norvegesi, da Oslo al Gudbrandsdal, risalendo fino al porto di Alesund e da li verso Bergen, per poi fare ritorno nella capitale, passando dalla città natale di Ibsen, Skien. Il viaggio, in molti punti, ricalca le tappe (raggiunte a piedi, in carrozza, in nave) che Henrik Ibsen aveva toccato nel 1862 e che avrebbe poi costituito l‘ispirazione di Peer Gynt, terminato solo tre anni dopo a Sorrento, in Italia.

Nelle foto, Federica si cala nei personaggi che interpreta sul palcoscenico, crea commistioni di epoche, usi e costumi, mette in relazione il passato con il presente, in un tentativo luminoso di riraccontare Ibsen con un “testo parallelo”. Il progetto Nient’altro che finzioni è stato infatti concepito innanzitutto come un approfondimento ed un esperimento drammaturgico, paralleli all’opera ed alla realizzazione scenica, come una sorta di “training autorale d’attrice” che, per prepararsi a recitare in due opere ibseniane, vi si avvicina in un insolito corpo a corpo. In mostra, grazie ad Ambrogio Paolinelli, dodici figurine Liebig (sei del 1904 ed altrettante del 1960) su Peer Gynt e i fiordi.

Nella foto (di Valentina Tamborra): La renna nello specchio
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