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Nuoro NewsnotiziesardegnaOpinioniAgricolturaNella Nurra è arrivata la siccità, si salvi chi può
Enrico Muttoni 19 giugno 2017
L'opinione di Enrico Muttoni
Nella Nurra è arrivata la siccità, si salvi chi può


Nella Nurra é arrivata la siccitá. La prima considerazione che si puó fare é che, in un mondo in cui meteorologi, climatologi, ed ambientalisti la fanno da padroni, nessuno, un anno fa fosse in grado di prevederla. Se poi si pensa che nessuno sia in grado di prevedere quella che sará la situazione tra un anno, ci si chiede come facciano certi esperti del clima a definirsi tali, e a riempire giornali e Tv dei loro autorevoli commenti. La seconda considerazione é che Donald Trump, generalmente poco apprezzato dai benpensanti, ha ragione nel trattare i suddetti scienziati come meritano, non credendogli: prima datemi un risultato valido, poi ne riparliamo. Da bravo miliardario, paga gli idioti solo se sono utili: altrimenti, va avanti da solo. Fatta questa premessa, torniamo nelle nostre assetate campagne, che aspettano l'acqua. La cui disponibilità é di difficile determinazione: posso dire, avendo nei giorni scorsi attraversato la Sardegna in lungo e in largo, di non aver notato segnali di crisi diffusa: il lago Omodeo sembra quasi pieno (l'acqua bagna il ponte presso lo svincolo di Sedilo), ed anche il Coghinas non suscita allarme.

Ad Oristano le risaie sono allagate, ed in generale i getti dell'irrigazione si notano dappertutto, anche nelle ore più calde della giornata. Pare che nella Nurra, invece, l'incertezza regni sovrana. Va ricordato che dal 2002, anno in cui si decise il riutilizzo dei reflui di Alghero per l'irrigazione, il comparto acque, piovane e reflue, è stato oggetto di spettacolari iniziative idrauliche, primo tra tutti il depuratore di Alghero. Il quale è stato oggetto di una modificazione da body building: è stato snellito allungandolo di qualche chilometro, e messo a dieta riducendone la capacità operativa. Contemporaneamente, è stato messo in cantiere un progetto per il trasferimento dei reflui trattati di Sassari nel lago del Cuga. Un progetto demenziale, inutile e pericoloso.

Il buon senso vorrebbe che le acque meteoriche e reflue venissero tenute separate, con queste ultime conservate in bacini separati e distribuite in reti dedicate. Per il semplice motivo che, in caso di malfunzionamento degli impianti, un incidente si trasformerebbe automaticamente in una catastrofe, danneggiando tutta l'acqua disponibile. Una casalinga puó, in caso di necessitá, usare l'acqua della pastasciutta per lavare i piatti (non per risciacquarli) ma non la mescolerebbe mai con l'acqua da bere; piuttosto la eliminerebbe gettandola nel cesso. Resta il fatto che si é deciso per il riutilizzo dei reflui, per lenire la siccitá. A questa motivazione se ne é aggiunta un'altra, ben piú pressante: il punto di scarico attuale danneggia l'ambiente costiero. Che meraviglia! Irrigando coi reflui, prendiamo due piccioni con una fava: dissetiamo le campagne e salviamo la costiera. Si puó capire, a questo punto, quanto i propugnatori del rifacimento del depuratore desiderino che l'impiego irriguo vada a regime: senza pensare che d'estate, forse, esiste un'utilitá; d'inverno il rimedio sarebbe ben peggiore del male.

Si é poi scoperto che il riutilizzo dei reflui in agricoltura é possibile solo miscelandoli in parti uguali con acqua piovana. E questa operazione non é per nulla semplice: bisogna migliorare il grado di affinazione del trattamento, bisogna avere vasche di miscelazione, e, nel caso di Alghero bisogna pompare l'acqua per recapitarla agli utenti. Gli Algheresi, che giá pagano 120000 euro l'anno per spedire i liquami dalla cittá in zona S. Marco, si vedrebbero raddoppiare la bolletta; anche se quest'ultima verrebbe sapientemente nascosta nelle pieghe di qualche bilancio.
Si é saputo che l'ente gestore, non essendo in grado di realizzare la miscelazione ha, in linea coi tempi, alterato il significato del sostantivo, prospettando la distribuzione dell'acqua a giorni alterni: un giorno piovana, un giorno reflua. Come se bere un bicchiere di latte, e poi un caffé, avesse come effetto la sensazione di un cappuccino.

Riassumendo: le conoscenze meteorologiche a disposizione non consentono a nessuno di prevedere con sufficiente precisione l'arrivo di una stagione siccitosa. A maggior ragione non si può sapere come saranno quelle successive. Il rimedio a questa situazione è duplice: curare gli invasi, e disciplinare l'utilizzo. A margine, predisporre le contromisure per le emergenze. Che non possono ridursi al riutilizzo dei reflui, una sorta di chemioterapia che alla lunga sopprime il malato. Ma che possono riguardare la sorveglianza delle acque sotterranee, e una scelta oculata delle colture: altro che far crescere il granturco nella Nurra! La deindustrializzazione della Sardegna ha, infine, eliminato una categoria di utenti molto assetata, e la popolazione sarà, per lunghi anni, in diminuzione. La carenza di acqua disponibile, dunque, é una realtà assoluta, o torna utile a qualcuno?
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