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Mario Podda 8 giugno 2017
L'opinione di Mario Podda
Il ruolo strategico del Consorzio nello sviluppo territoriale


In riferimento all’articolo Il futuro dell´Area vasta passa per la bioregione urbana a firma di Mariano Mariani, è necessario fare alcune considerazioni. Il Consorzio industriale, come autonomia funzionale, pianifica e attua differenti progettualità di derivazione nazionale (MISE) e Regionale (assessorato industria). Oltre a sviluppare, nell’ambito della Strategia Regionale di sviluppo 2014-2019, tutta una serie di interventi finalizzati ad accompagnare il sistema delle imprese presenti negli agglomerati industriali. Nel merito della progettualità sviluppata in questi ultimi anni sono stati individuati alcuni interventi che riteniamo strategici sulla base di una serie considerazioni che come Consorzio abbiamo fatto nell’ambito della nostra pianificazione; progettualità esecutive, sia chiaro, che non hanno l’ambizione, né tanto meno la forza, di risolvere il problema strutturale della disoccupazione e dello sviluppo del nostro territorio, ma che potrebbero contribuire a segnare una importante discontinuità rispetto al passato in termini di riqualificazione e riconversione del sistema industriale.

In questo ambito i percorsi di sviluppo intrapresi dal Consorzio, realizzano una visione moderna e innovatrice dello sviluppo locale ponendosi in un contesto programmatico che a livello regionale ridisegna il ruolo dei consorzi industriali: superare la tradizionale funzione di mera gestione immobiliare delle aree consortili, per diventare promotori della produttività e competitività delle aziende insediate nelle aree industriali di competenza. La geografia industriale della Regione Sardegna andrà a configurarsi sempre più attraverso la costituzione di Poli di innovazione e di Reti di impresa con le aziende in veste di protagoniste. In questo scenario, ai nuovi Consorzi industriali, accanto ai servizi essenziali (gestione acqua, rifiuti, illuminazione, connettività, viabilità, ecc.), competeranno i servizi per la sostenibilità ambientale (progettazione ecosostenibile, gestione energetica, riciclaggio rifiuti, ecc.) e servizi innovativi (logistica integrata, incubatori per nuove imprese, accesso alla formazione e alle reti di conoscenza, redazione di progetti di sviluppo, ecc.). Ed è in coerenza con questo disegno strategico che il Consorzio ha avviato un profondo processo di riorganizzazione interna finalizzato alla diversificazione delle aree di attività del Consorzio e al rafforzamento delle competenze e degli strumenti per una più efficace ed efficiente gestione del nuovo ruolo.

Questa azione si colloca, del resto, coerentemente con la mission che il Cda, di concerto con i suoi azionisti, ha voluto restituire all’ente consortile, coerentemente con l’evoluzione degli strumenti di sviluppo locale di derivazione nazionale e regionale. Beninteso né il Consorzio né la Rete metropolitana, nel momento in cui si sono confrontati per condividere azioni comuni, hanno considerato i progetti indicati come esaustivi di un’azione strategica complessiva della Rete metropolitana. Lo potrebbero diventare nell’ambito di una pianificazione condivisa coinvolgendo tutti gli attori locali e quel sistema delle autonomia funzionali (compresa quella che dirige Mariani) che agiscono nel territorio dell’area vasta. E’ agevole comprendere che lo sviluppo industriale è parte integrante delle strategie dell’area vasta, ma è una delle componenti; io penso che un posto di rilievo potrà essere occupato anche dal sistema dei parchi, nella misura in cui - come rileva un recente studio di Federparchi - sapranno uscire dal recinto degli interessi di breve periodo e da una cultura della conservazione che si è fatta conservatrice.

Assumere la prospettiva della green society significa tentare, mettersi in mezzo tra pubblico e beni comuni, tra mercato e beni comuni, avendo nell’evoluzione dello sviluppo locale l’elemento di mediazione e sperimentazione. Io penso che le caratteristiche delle progettualità proposte, anche dal Consorzio, possano costituire, nell’ambito dello sviluppo dell’area vasta, una precondizione importante nel segno della discontinuità rispetto al passato. Coerente con questa linea è il disegno che si sta sviluppando nell’area di Porto Torres, a seguito del riconoscimento di area di crisi complessa e nell’ambito dei progetti strategici (hub GNL, depurazione e infrastrutture a supporto delle PMI) lì localizzati. Senza rinunciare al ruolo che Porto Torres potrà svolgere nei traffici marittimi attraverso il progetto europeo OPTIMED. Analogo intervento si sta sviluppando nell’area industriale di San Marco mediante l’individuazione di asset riconducibili all’agroindustria e all’innovazione tecnologica passando per agli importanti risultati operativi di alcune PMI lì insediate. In questa prospettiva potrebbe inserirsi il tema della "bioregione urbana" posto da Mariani come paradigma dello sviluppo locale. Un tema che trova una interessante analisi e approfondimento nei recenti lavori di Bonomi e Magnaghi. Non ho tutti gli elementi e le certezze di Mariani, per valutare se questo modello sia applicabile alla nostra area vasta; sono persuaso, tuttavia, che le diverse e concrete tracce di modernizzazione del territorio, debbano essere portate a sistema e candidate a rappresentare, nel rapporto con la Regione Sardegna, un nuovo programma di sviluppo.

*Componente CdA Consorzio Industriale Provinciale
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