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A.B. 3 febbraio 2016
Sotto l’ala protettiva del presidente del Cea di Cala Gonone, gli alunni hanno perlustrato il promontorio che sovrasta la magnifica Cala Fuili. Poi hanno visitato il Ramo Nord della grotta del Bue Marino, guidati da Leo Fancello, della Commissione Nazionale Speleologica e tra i più grandi esperti di speleologia internazionale
Cala Gonone in compagnia di Stefano Lavra


CALA GONONE - Temperatura mite e sole splendente. Gli allievi non potevano augurarsi di meglio. Sotto l’ala protettiva di Stefano Lavra, educatore, formatore di educazione ambientale e presidente del CEA di Cala Gonone, hanno dapprima perlustrato il promontorio che sovrasta la magnifica Cala Fuili. Poi hanno visitato il Ramo Nord della grotta del Bue Marino, guidati da Leo Fancello, stimatissimo cultore del sottosuolo facente parte della Commissione Nazionale Speleologica e tra i più grandi esperti di speleologia internazionale. Al ritorno a Cala Gonone, è seguita la visita al Centro di Educazione Ambientale, importante per tutta la provincia di Nuoro e l’Ogliastra, abilitato dal 2002 come centro di esperienza di educazione ambientale e presidio faunistico della foca monaca. «I partecipanti sono rimasti profondamente colpiti dalla scenografia e da un paesaggio particolarmente bello nel periodo invernale – rileva subito Lavra – e poi hanno apprezzato la ricchissima presenza di flora endemica: ginepri, lecci, euforbie, lentischio, corbezzoli, e tutto ciò che rappresenta la macchia mediterranea in quel tratto di costa tra i più selvaggi del Supramonte».

Hanno appreso anche altre particolarità?
«Quel territorio ha anche una valenza storica. Fino alla metà degli Anni Quaranta del secolo scorso era percorso dai carbonai. Attraverso il taglio dei ceppi estraevano il carbone che poi veniva caricato sui piroscafi e trasportato in Penisola per alimentare i treni delle ferrovie dello stato. Questa zona serba anche delle sorprese, come gli alberi monumentali reduci dai tagli indiscriminati. I carbonai vi trovavano rifugio per proteggersi dalle intemperie».

Al Bue Marino non hanno intrapreso il solito tour turistico.
«È stata una visita suggestiva, ma esclusiva, consentita solo ai piccoli gruppi, e che prevede l’uso di caschi speleo. Il grandissimo esperto Leo Fancello ha raccontato tutti i fenomeni carsici, le esplorazioni nei cinque chilometri di estensione. Hanno avuto modi di esplorare una delle grotte più grandi e interessanti d’Europa, non solo di grande valenza turistica, ma anche geologica e speleologica».

Al Cea di Cala Gonone c’erano tante altre cose interessanti che li attendevano.
«Per l’occasione è stato organizzato un percorso di conoscenza di tutta la flora e la fauna della Sardegna con rappresentazioni tridimensionali e uno spazio dedicato alla foca monaca e alla sua importanza storica che ha avuto nel Golfo di Orosei e nella costa Orientale. Particolare è il suo verso che sembra il muggito di una mucca».

Quali sono gli intenti del Cea?
«Si prefigge come obiettivo principale lo sviluppo della conoscenza del territorio attraverso diversi strumenti di didattica ambientale, rivolti alle scolaresche materne, elementari e medie».

Com’è stato il bilancio del 2015?
«Siamo soddisfatti di quella che è stata la stagione turistica. Si è registrata soprattutto la presenza di visitatori provenienti dal nord Europa, che sempre di più vogliono conoscere il nostro territorio».

Prospettive per l’anno in corso?
«Ci auguriamo che il 2016 ci porti quel giusto apporto di energie provenienti dal turismo scolastico. Non solo della provincia di Nuoro ma dell’intera Sardegna. Tra le nostre attività ricordo l’EduMare, che prevede la navigazione sotto costa nel Golfo di Orosei, con le visite al Bue Marino, la spiaggia cala Luna e le lezioni itineranti all’aperto, l’avvistamento di cetacei (delfini). E con un po’ di fortuna anche delle balene, che nel periodo primaverile raggiungono questa zona, alla ricerca del loro cibo preferito».

In definitiva, che esperienza è stata con i corsisti del Gac So?
«Molto bella, utile a far conoscere il nostro territorio, e soprattutto a dare una formazione base e una percezione corretta dell’ecosistema. Spesso è influenzata da informazioni approssimative e poco legate al reale potenziale del nostro territorio, che ha una grande valenza naturalistica da valorizzare nel migliore dei modi».

Impressione personale sugli allievi?
«I ragazzi hanno mostrato un livello di attenzione molto alto. Per me è una grande soddisfazione recepire questo entusiasmo in quello che per loro è un cammino educativo ma anche lavorativo nel settore del turismo ambientale. Si vedeva che erano desiderosi di conoscere questo territorio. La sensazione è che si siano impossessati di strumenti importanti di conoscenza che permetteranno di approfondire e di poter investire su questo segmento importante del nostro territorio».

Un giudizio sul Gruppo di Azione Costiera della Sardegna Orientale?
«È una realtà importante nel nostro territorio, che sta acquisendo sempre più fisionomia. Può creare realmente sinergie e sviluppo per il futuro, sia nell’ambito della pesca, sia per quanto riguarda la sostenibilità e il turismo. Ma anche nelle realtà correlate al mare alla sua conoscenza per creare benessere all’interno del territorio».

Nella foto: Stefano Lavra
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