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Red 1 febbraio 2016
Gli slacci delle utenze plurimorose sono legittimi. A confermarlo anche per Teti, così come in precedenza è avvenuto per Orgosolo e per Nuoro, è il Tar Sardegna sul ricorso presentato da Abbanoa contro l’ordinanza del sindaco
Slacci legittimi: Abbanoa batte Teti


CAGLIARI - Il provvedimento dell’amministrazione comunale, emanato lo scorso giugno, vietava al Gestore unico di interrompere l’erogazione. Il Tar ha ribadito ancora una volta come le Amministrazioni Comunali non possano ricorrere all’uso dell’ordinanza per bloccare gli slacci nei confronti dei clienti plurimorosi essendo estranee al rapporto contrattuale gestore-utente. Non solo. In caso di utenti disagiati e incapienti il Tar suggerisce al Comune di provvedere tramite gli strumenti di sostegno gestiti dai Comuni stessi: «Altri poteri (rispetto all’ordinanza anti-slaccio, ndr) dovevano semmai essere attivati, quali le azioni di sostegno, di carattere sociale, economico, assistenziale, sanitario (con risorse strumentali e finanziarie proprie dei Comuni) nei confronti del nucleo familiare, in modo da consentire la risoluzione delle problematiche (morosità ripetutamente contestata fin dal 2011) che hanno causato la sospensione dell’erogazione idrica».

Si legge nella sentenza: «Il Sindaco si è intromesso in modo arbitrario in una dinamica negoziale di natura strettamente privatistica, riversando sul gestore le conseguenze della morosità dell’utente». Per il Tar le censure svolte da Abbanoa «circa l’insussistenza dei presupposti per l’emanazione di un ordinanza contingibile e urgente adottata con efficacia a tempo indeterminato, nonché la necessaria ed obbligatoria applicazione delle norme civilistiche e regolamentari (con rispetto degli equilibri di bilancio) con riferimento al rapporto di utenza sono fondate, per cui la relativa domanda di annullamento del provvedimento impugnato va accolta». Con queste motivazioni, il Tribunale amministrativo ha accolto il ricorso promosso da Abbanoa e annullato l’ordinanza “salva morosi” del sindaco di Teti. Il Comune è stato condannato anche al pagamento di 2000 euro di spese legali più gli oneri accessori.

«Il Giudizio del Tar è chiaro – dice l’Amministratore Unico di Abbanoa, Alessandro Ramazzotti - il Gestore ha il diritto di interrompere la fornitura in caso di morosità cronica e le Amministrazioni Comunali hanno il dovere di predisporre azioni utili per mettere le famiglie nelle condizioni di far fronte al costo del servizio idrico evitando così di entrare nelle procedure di morosità del Gestore». Il conto dei “furbi” finisce nella bolletta di chi paga. Va anche ricordato come il Metodo Tariffario Nazionale faccia gravare sulle bollette dei cittadini “in regola” (in Sardegna 8 sardi su 10 pagano regolarmente le bollette) anche il costo delle morosità non recuperate. Perseguendo le morosità (gli slacci vengono sempre preceduti da due solleciti), Abbanoa salvaguarda quindi il principio di equità.

La sospensione dell’erogazione dell’acqua non è l’effetto immediato al mancato pagamento di una bolletta, ma la conseguenza del protrarsi nel tempo di un atteggiamento elusivo delle regole e del servizio. Abbanoa fa una netta distinzione tra chi è realmente in difficoltà e chi è semplicemente specialista del non pagare. Ai primi sono infatti garantite diverse soluzioni: dalle tariffe agevolate per le famiglie a basso reddito ai lunghi piani di rateizzazione, passando per il servizio di conciliazione e di recupero crediti. Ai secondi viene richiesto di mettersi in regola nel rispetto della stragrande maggioranza dei clienti che paga regolarmente il servizio.
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